Antonio Errigo
05/08/2017
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Quando mangi il riso con le bacchette sei ad un livello superiore”.

 

È quel che ha detto Giulia al Propaganda Bistrot mentre con due bastoncini infilava n.3 chicchi di riso in bocca. Il Propaganda è un luogo accogliente. Sulle pareti fatte di mattoncini ci sono dei murales coloratissimi che ritraggono scene popolari di un’epoca relativamente lontana, fatta di contadini, aree rurali, bandiere rosse. Abbiamo mangiato benissimo e ci siamo presi una pausa da una città anormale nella sua totalità.

 

Per rendere l’idea devo darvi qualche dato: Roma conta circa 3 milioni di abitanti; Los Angeles ne conta quasi 4 milioni. Bene, Ho Chi Minh City si aggira intorno agli 8,5 milioni. Ed io credo che ci siano 8,5 milioni di motorini che intasano le strade. Sì è questa la cosa più impattante agli occhi di chi arriva qua: il numero di motorini che provengono da destra, da sinistra, dai lati, da dietro e non importa che tu sia su un fottutissimo marciapiede, loro sono lì, ad un centimetro dal tuo tallone. E suonano pure all’impazzata per farti scansare.

 

Attraversare la strada poi, un’impresa epica! Ma a questo ci aveva già preparato la nostra Lonely Planet che, citandola letteralmente, diceva “imparate ad attraversare la strada”. Avevo un sorrisetto spocchioso quando Giulia mi ha letto quel passaggio ma mai consiglio fu più azzeccato. Qui o impari o puoi rimanere a bordo strada per l’eternità.

 

 

Ma veniamo a noi. Io credo che esistano delle cose universalmente vere.

 

La pulizia è tra queste. E qui non ci siamo proprio: la popolazione è umida, sporca, sudaticcia.

Molti, troppi, stanno a poltrire sopra a delle sdraio rotte, su piccole sedie di plastica o sopra le selle cocenti di motorini parcheggiati alla fine di vicoli bui, lerci e puzzolenti, lì dove scorrono rivoli d’acqua piovana.

Molti, troppi, mangiano con disinvoltura ogni tipo di poltiglia fatta con chissà quale carne, quale vegetale e quale alimento a base di riso. Se ne stanno da soli o in piccoli gruppi, accovacciati su minuscoli sgabelli agli incroci delle strade a ridosso di qualche tronco d’albero, sui bordi delle vie, circondati da motorini accesi e fumanti, pezzi di ricambio, copertoni rotti, con camicie sbottonate o, peggio, a petto nudo.

Molti, troppi, mentre mangiano si toccano i piedi sudici con mani ancor più lorde, di quelle con il mignolo con l’unghia lunga. Qualcuno dopo le infila in bocca per togliere qualche rimasuglio dai denti. E poi, vai,  una bella boccata di smog puro 100%.

 

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Molti, troppi, pisciano pubblicamente, cioè all’aria aperta, come fosse un gesto naturale, con la disinvoltura di chi crede di stare dentro un bagno chiuso a chiave ma senza preoccuparsi del fatto che, in quel momento, un bagno non c’è e che pisciare pubblicamente a cielo aperto, senza neanche provare a nascondersi, non è normale!

 

Vi viene da vomitare vero? Perdonate i particolari ma anche questa è una parte del viaggio.

 

 

Generalmente questi sono scenari da periferia, invece a Ho Chi Minh tutto questo avviene in pieno centro città.

Una metropoli che ha anche un altro volto e che è degna di essere chiamata così grazie alla sua vastità, ai suoi grattacieli dentro i quali ci sono le più grandi Corporation e ai piedi dei quali sorgono Starbucks, Burger King, Mc Donald ecc. Una città che nella parte più ricca chiama le proprie piazze ed i propri centri commerciali Union Square e Times Square. Una città in cui alzi il braccio per fermare un taxi e puoi fare l’aperitivo su Roof Top lussuosi con viste pazzesche. Luoghi, nomi e scene di un’America perdente e iper-presente.

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E a proposito di America. Ieri io e Giulia abbiamo visitato il “Museo dei Residuati Bellici” che un tempo si chiamava “Museo dei Crimini di Guerra Cinesi e Americani” e che poi, per motivi diplomatici, ha preso il nome attuale.

Ed ecco un’altra cosa universalmente vera: la guerra è ingiusta, brutale, crudele. Da qualunque prospettiva la si guardi. 

 

In questo museo fatto di cimeli e di oggetti di battaglia si racconta il Vietnam dei crimini contro l’umanità perpetrati a partire dal 1955, un anno in fondo non troppo lontano.

Qui mi ha colpito (e affondato!) la sezione dedicata ai fotoreporter, ai cronisti e agli inviati di guerra, quelli cioè che un evento distruttivo sono chiamati a raccontarlo. Quelli che hanno fotografato gli effetti del Napalm.

 

Sapete, la potenza delle immagini affisse alle pareti – che hanno bloccato la storia provocando sguardi pietrificati in tutti noi – mi ha restituito un senso di profonda ignoranza. Non si può sapere tutto ma si dovrebbe sapere molto di più! 

 

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Il Vietnam è una terra depredata, piena di storia, piena di sangue, piena di tesori d’arte: io e Giulia ne abbiamo visti tanti di tesori in questi giorni.

 

Ma è con un’ultima cosa universalmente vera che vorrei chiudere: in qualunque luogo del mondo è sempre la natura a farla da padrona.

 

 

Le bellezze naturali che questo Paese tiene in serbo sono tante ed inestimabili.

Ho detto e scritto spesso che viviamo tempi accellerati, troppo accellerati. Per fortuna, anche se non sono più molti, ci sono giorni come questi che possono essere dedicati al viaggio nei meandri di una terra che inviterebbe invece a essere percorsa con tempi lenti.

In fondo dovremmo semplicemente prendere esempio dalla natura che non ha fretta, eppure tutto realizza…

 

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Qui è appena scoccata la mezzanotte.

Alla prossima tappa!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[photo by ANTONONIO ERRIGO]

 

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