Antonio Errigo
05/01/2013
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Oh, ragazzi … ma quanto sono buoni i wafer della Loacker? Troppo!

Bevo un sorso e comincio, aspettate …

 

Allora, dunque. Eccoci qua.

Questa serata è cominciata proprio bene. Ho appena finito di leggere un bel libro e mi sono sentito in dovere di cercare sul web i contatti dell’autrice per scriverle due righe. Non so il perché. Non lo faccio mai. Ti pare che mi metto a scrivere ad ogni autore?

Ma questa volta forse è stata una questione di destino.

A proposito di destino, c’è un dialogo che mi è piaciuto molto all’interno di queste pagine:

 

- perché non era lui il mio fidanzato e quando ci incontrammo non era libero né lui, né io… fu la mia follia, fu la mia scommessa contro il destino.

- Mamma, il destino non esiste.

- È solo troppo imperscrutabile per essere compreso.”

 

 

Ma procediamo con ordine.

 

Sapete, sono i libri che ti vengono a cercare, non il contrario.

Sì lo so, è paradossale. Non è una cosa logica, ma è proprio così.

O almeno lo è per me… negli ultimi tempi poi…

 

Questo libro me lo sono ritrovato tra le mani mentre acquistavo un libro di cucina (non per me, che in cucina sono tra i più bravi d’Italia!) ed è una delle cose migliori di questo inizio 2013.

Perché è bello che scoprire che al mondo esistono persone come MAYA MATTEUCCI (che preciso di non conoscere. Per ora almeno…).

 

Lei inizia il suo libro così: “da quando avevo meno di tre anni accolgo storie. Non le racconto, le raccolgo per strada e le accolgo dentro di me. Le sento quando dormo, nel vento, nelle case vuote, in un letto estraneo, quando mi siedo sul sedile di un treno o di un aereo, il compagno di viaggio che mi siede accanto, immancabilmente mi racconta la sua storia. Sempre. Non so perché accade, ma accade da sempre. Accade e basta. Non sono uno scrittore, sono un contenitore di storie.

Questa storia senza Matteo non esisterebbe. Se Matteo un giorno, anzi una notte, non avesse deciso di sedersi accanto a me e di raccontarmi questa storia. Questo libro sarebbe dovuto uscire col suo nome, ma lui non ha voluto.

 

Ora io dico, pensateci bene …

Cosa c’è di più bello che ascoltare? Meglio ancora, saper ascoltare?

 

Maya l’ha fatto. Ha saputo ascoltare una storia qualunque, non comune ma qualunque, e l’ha riprodotta su carta facendola diventare straordinaria.

 

“HO UNA VALIGIA PRONTA AI PIEDI DEL LETTO”, è questo il titolo. È questa frase diventata titolo che mi ha spinto ad acquistare il libro.

 

Forse è perché una valigia in camera, che mi guarda irrequieta ce l’ho anch’io. Mezza disfatta o mezza piena, questioni di punti di vista… come la storia del bicchiere…

Ma dopo averlo letto, sento di aver capito molte più cose dei viaggi di quante non ne sapessi prima. E badate bene, per assurdo in questo libro non si va proprio da nessuna parte. Non si viaggia affatto, non in senso tecnico almeno.

Ci si avvia sì, ma per allontanarsi dai tabù. Per discostarsi dal pregiudizio. Per espellere le inibizioni. Per fuggire via dagli schemi.

 

(La trama non ve la racconto neanche, così per dispetto… alzate il culo e andate in libreria altrimenti è tutto troppo facile!)

 

Lo consiglio a tutti. Per tante buone ragioni.

Una su tutte.

 

I più attenti avranno percepito all’inizio che io una possibilità di incontrare l’autrice ce l’ho. Credo…

Maya Matteucci, infatti, è originaria di Civitavecchia. Città a me cara perché ci ho passato anni importanti della mia vita e perché è la città in cui la mia famiglia ha deciso di stabilizzarsi dopo anni da “nomadi”.

Credo di aver capito che questa è la sua prima opera pubblicata. E, che dire… eccolo qui il destino.

Adesso siamo in due.

Stessa città.

Stessa passione per la scrittura.

Opere prime all’esordio.

Lei con  “HO UNA VALIGIA PRONTA AI PIEDI DEL LETTO”, io con “VENGO CON TE”… della serie, trova l’intruso…

 

Io vorrei proprio incontrarla Maya… E sarebbe bello che accadesse per caso, in treno, al bar o meglio ancora su una panchina civitavecchiese.

Le chiederei cos’è per lei la libertà. Sono quasi certo che mi risponderebbe “scrivere”.

 

Un sincero in bocca al lupo…

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