Antonio Errigo
29/12/2012
Commenti
MONSUMMANO

Sto mangiando un panino.

Sono seduto al tavolo di uno di quei bar di periferia. È vicino alla stazione ferroviaria. Sono arrivato di corsa qui, certo di riuscire a prendere, come al solito, il treno al volo.

Ho la fronte inumidita dal sudore e la tracolla pesante indolenzisce la mia spalla sinistra.

 

Credo mi sia sfuggito un piccolo particolare. Qui, a Monsummano Terme, il concetto di velocità, rapidità, sveltezza… non è considerato. Qui la vita scorre via lenta e questo, sono certo che sia un bene…

 

In questo bar semivuoto c’è ancora il Calcio Balilla. Quelli come me lo chiamano biliardino… ed in questo momento, mentre scrivo, sono accompagnato dalle urla e dal casino di alcuni ragazzi che sono usciti da scuola e stanno facendo una partita. Chi perde pagherà una Coca-cola.

 

Una Coca-cola…

 

Io sono di ritorno da questa Sezione distaccata del Tribunale di Pistoia, Monsummano Terme appunto. Ero qui per prendere i documenti di una causa relativa alla sottoscrizione di Bond Argentini… e loro si stanno giocando una Coca-cola…

 

Sento che abbiamo qualcosa in comune io e questi ragazzi. Ma cosa?

Loro, con gli zaini buttati in terra, le Nike ai piedi, la camicia a quadri sopra ad una t-shirt. Io con la mia cravatta, la mia borsa in pelle nera e le mie Clark.

Aspettiamo tutti il treno…

Qui ci sono solo tre binari … il bianco marmoreo delle mura della stazione contrasta con il verde che ci circonda.

La Toscana è stupenda… non ci si stanca mai di guardare le colline, le fila di vitigni e le terre ordinatamente coltivate. Di tanto in tanto spunta qualche tetto tegolato.

È bella. Specialmente ora che la pioggia ha lasciato la scena ad un sole sbiadito ma caldo. Specialmente ora che qualche raggio di luce riflette sull’acqua appoggiata all’erbetta.

 

Mentre i ragazzi giocano, dalle grandi finestre del bar, riesco a vedere le ragazze che fumano… Sì, fumano. E lo fanno in maniera goffa. Inesperta…

Ridono, tirano fuori il diario e scrivono con almeno tre colori diversi.

C’è intesa tra le donne di questa età. Si sentono come sorelle le donne di questa età …

 

Mi fa sorridere questa scena: i ragazzi, tutti insieme, da una parte; le ragazze dall’altra.

Si cercheranno a vicenda, ne sono sicuro. Ma lo faranno nel silenzio e nella solitudine di un messaggino al telefono, dove lui sarà dolce e romantico e lei acidella o sognante, per poi ritornare spocchiosi o deluse nei loro rispettivi gruppetti.

 

Nelle piccole realtà sembra che la semplicità si tramandi come un valore. Questi ragazzi sembrano essere il frutto di un albero ben innaffiato, ben potato. Lasciato crescere in pace … senza fretta.

 

Questi ragazzi sono i prodotti “a Km zero” che troviamo nelle tavole di alcuni ristoranti. Quelli che costano un po’ di più proprio perché più sani. Meno artificiali.

 

Questi ragazzi sono la loro “h” aspirata e la “c” mal pronunciata. Sono quel “sicché…” che congiunge tutte le loro frasi. Che congiunge tutte le loro emozioni. Che congiunge tutte le loro risate… che congiunge i miei buoni pensieri.

 

Mi ha fatto bene osservare questi luoghi, questa gente.

Mi ha fatto bene mangiare questo panino.

 

Mi ha fatto bene perdere il primo treno … non è sempre detto che il secondo sia peggiore

 

… oggi, qui, tra un treno e l’atro c’è un “sicché” di più nella mia vita …

 

e questo mi basta.

 

 

 

 

 

 

 

[foto by ANTONIO ERRIGO]

COMMENTI: