Antonio Errigo
28/12/2012
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NYC

Esistono gli incontri programmati e quelli casuali.

 

Esiste un esperimento riuscito ed esiste il rischio di provarci cento volte e non riuscirci mai.

 

Esistono le vacanze studiate a tavolino ed esistono i viaggi, quelli dove tu parti e non sai nemmeno dove stai andando …

 

Esistono le note di un pianoforte… Esistono le colonne sonore della nostra vita.

 

Esiste Hanin. Lei è nata in Bulgaria da genitori iracheni, vive in Danimarca e parla quattro lingue. A volte cita Shakespeare ed ha sempre un buon motivo per sorridere… Mi ha promesso che andremo a Londra insieme.

Ci vorrebbe una Hanin per ogni persona esistente sulla faccia della terra per avere un mondo migliore.

 

Esiste Enrique. Messicano. Mette il peperoncino dappertutto… La sua stretta di mano è sincera, vigorosa e forte. Lui ha l’espressione di un uomo adulto su un viso da bambino.

 

Esiste Ennio, milanese d.o.c.

Ciuffo ordinatamente ribelle, orologio alla moda e maniere da vero gentleman.

Esiste il suo volontariato in Africa…

 

Esitono Giorgia, Stefano, Sara e Michele. Esiste la mia bella Italia. Esiste un ritrovato senso di appartenenza.

 

Esiste Flamine. Lei ha appena vent’anni. Non siamo mai andati oltre il “ciao, come stai ?”.

Esiste il suo accento francese. Esistono le sue movenze e la sua naturale bellezza, che rendono lei inconsapevolmente femminile e me colpevolmente timido ed imbarazzato.

 

Esistono Svetlana, Andreina, Mette, Paulo, Lyuba, Sandra, Yoshihito…

Esistono Roxanne, Kahori, Emilio, Marcela, Bego, Nirit, Randy, Natalia, Ilayda, Rachel, Yana, Lars…

Esitono circa cento ragazzi e ragazze provenienti da ogni angolo di mondo.

 

Esiste il brivido che provo quando mi siedo al fianco di ognuno di loro. Quella sana paura di non capire e di non essere capito. Esiste il coraggio di provarci comunque…

Esiste il costante desiderio di comunicare i miei pensieri. Di dissetarmi con i loro…

 

Esite una New York che ci ha fatto incontrare tutti.

Esistono le luci dello skyline. E sono convinto che ogni singolo lampione, ogni singola lampadina, ogni singola luce accesa, rappresenti un sogno. Ed i nostri sogni non dormono mai. Così come non dorme mai questa città, con i suoi taxy gialli, i suoi grattacieli, la sua gente che corre freneticamente, Central Park, gli Starbucks e gli hot dog venduti per strada.

 

Esiste l’amalgama delle nostre differenti culture.

Esistono le “Tre religioni del libro”.

Esiste chi non crede altro che in se stesso.

Esistono i nostri libri ed i nostri appunti, letti e scritti da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso o da destra verso sinistra.

Ma esistono anche i nostri amori. Uguali, diversi, vicini, lontani, persi o sognati…

Esiste la luminosità e la brillantezza dei nostri sguardi che nulla ha da invidiare alle luci di Times Square.

 

Esiste un mondo che non conosco. Esiste il mio desiderio di scoprirlo. Di aggiungere qualcosa.

 

Esiste quell’ideale “Ponte di Brooklyn”, che unisce i nostri differenti punti di vista, permettendoci di scavalcare il pregiudizio.

 

Esiste una piccola stanza d’albergo dove i miei pensieri vagano confusamente.

Esiste la voglia di sapere, esiste la voglia di scoprire e di conoscere cose nuove. Esiste l’obbligo morale di condividerle per non morire.

 

Esistono le nostre strette di mano. I nostri abbracci e cento modi diversi per salutarsi.

Zero, uno, due o tre baci. Spalla contro spalla o un semplice “ciao”.

Esistono i nostri sguardi titubanti e le nostre timidezze …

 

Esistono le nostre fotografie.

 

E ti accorgi che una fotografia altro non è che un battito di ciglio.

 

Fissi un’immagine.

La imprimi nella tua mente.

La inquadri e poi vai, scatti.

 

E quel momento è adrenalina pura. Una scarica elettrica. Un brivido. Certamente una speranza.

 

La cosa straordinaria è che una fotografia, prima di rimanere impressa sulla carta, rimarrà impressa nella tua testa per un tempo indefinito.

Fino a che il cervello te lo consentirà.

Fino a che ci sarà posto.

Fino a quando altre immagini, altri ed infiniti battiti di ciglia, prenderanno il suo posto.

 

Sarà bello un giorno riaprire i cassetti di una vecchia credenza, o quelli della memoria, e ritrovare quell’immagine in quell’attimo, lungo un solo battito di ciglia, che ti aveva regalato emozione.

Un’emozione che avevi dimenticato, oppure un’altra ancora… più intensa…  nuova… più forte.

Credo che le fotografie siano vive.

Si nasconde dentro di loro un’insolita magia.

Sì, sono magicamente vive.

Non si tratta di immagini mute. Prova a pensarci.

Dietro uno scatto, dietro le immagini, dietro una cornice, ci sono profumi, movimenti, suoni, passi, ridicole sensazioni.

Ci sono i sorrisi di Hanin, il tono delicato della voce di Ilayda, c’è Ennio, c’è la grazia di Flamine, ci sono le mie parole.

C’è Parigi, c’è Manhattan, c’è Città del Messico, San Paulo do Brazil, Bratislava, Roma e Shanghai.

E osservare queste fotografie vuol dire esistere così come esiste questo mondo…

basta coglierlo… basta guardarlo … guardarlo bene …

… saperlo guardare …”

 

 

 

 

[foto by ENNIO ALAGIA]

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