Antonio Errigo
07/01/2013
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Quante domande non hanno una risposta?

Poche. O almeno credo…

Ad ogni domanda, dalla più banale a quella che nasconde le più insidiose dietrologie, credo si possa replicare con relativa sicurezza.

La difficoltà nasce dal non riuscire, quasi mai, a mettere realmente a fuoco l’oggetto della questione. Dal non riuscire a centralizzare il problema, per poi trovarne la soluzione.

 

Parole al vento?

Non credo.

 

Basta analizzare un po’ più attentamente la situazione che ognuno di noi vive in questo preciso momento.

Se penso alle prime dieci persone che mi vengono in mente (parenti, amici, amici di amici,) beh… ognuna di loro ha più d’un motivo per essere incerto, confuso, smarrito, aggrovigliato, caotico…

Sono le circostanze del nostro tempo a renderci così confusi oppure siamo noi stessi a credere di aver perso la rotta?

 

Badate bene, io sono convinto che siamo ancora capaci di procedere con una riflessione critica dell’ambiente sociale in cui viviamo.

Ma la stessa convinzione mi abbandona quando la riflessione è rivolta alle esperienze personali. Le mie, le vostre…

Quelle che riguardano l’amore, l’amicizia, il lavoro, la vita in generale.

Tutte contraddistinte da percorsi unici, talvolta lineari per carità, ma il più delle volte caratterizzati da stati confusionali degni della migliore febbre a 40.

 

«Faccio bene così?»

«No no, forse è meglio così …»

 

 

Insomma lo stato in cui versiamo è figlio delle scelte che ogni giorno siamo chiamati a compiere per avere una vita all’insegna della felicità.

E sì, della felicità. Perché il fine ultimo dovrebbe esattamente essere questo, no?

 

C’è chi, molto romanticamente, ha sintetizzato questo concetto dicendo che è meglio un minuto di felicità che cento anni di gloria …

 

E la confusione nasce proprio qui. Quando si è felici? Come si raggiunge la felicità? Quali scelte bisogna fare per arrivare a godere di quel minuto?

 

A me sembra che la peculiarità di questi miei anni, risieda in tutta quella serie di pensieri confusi che rappresentano un mondo invisibile, simbolico, ma non meno reale del mondo concreto.

Penso all’amore e faccio scelte assurde …

Penso al lavoro … peggio che andar di notte.

Penso all’amicizia e mi perdo in mille perché.

Penso al mio futuro e traacc… confusione totale.

 

Ma ecco il punto. Alla confusione è necessariamente giusto dare una connotazione negativa?

Sono arrivato alla conclusione che la risposta è no! Essere confusi non è una cosa negativa. E sapete perché?

Perché quando si è confusi si è obbligati a ragionare e parlare intimamente con se stessi. Ed è esattamente in quel momento che si compiono le scelte migliori. È forse quello il minuto di felicità.

 

Nel 1911 Costantinos Kavafis scrisse una poesia che io considero magistrale: Ithaca.

In quei versi si può leggere il senso stesso della vita perché racconta la straordinarietà del viaggio rispetto all’inutilità della meta.

 

Ve ne propongo un passo, molto bello:

 

Sempre devi avere in mente Itaca

Raggiungerla sia il tuo pensiero costante.

Soprattutto, pero’, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

 

 

Ecco quello che intendo.

Dobbiamo fare delle scelte? Sono scelte difficili?

Dobbiamo viaggiare per una destinazione?

Dobbiamo riflettere sulla rotta da seguire?

Le riflessioni ci portano alla confusione?

 

Bene. Se sei confuso, nonostante gli impulsi della contraddizione, sei vivo. E se si è vivi … qualunque meta si raggiungerà, sarà quella giusta.

 

Ho finito!

Sono un po’ confuso ma ho finito. ;)

Buon Lunedì …

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